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BARCELLONA 2004 :: aspettando
la pioggia :: |
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Come e perché si è deciso che, dal 9 maggio al 26 settembre,
Barcellona deve celebrare il "Forum Universale delle Culture".
Nel 2004 finiranno
i sussidi che l'Unione Europea riserva ai suoi membri meno sviluppati
del Mediterraneo, rivolgendosi verso lo sviluppo dei nuovi membri dell'Est.
Così le éllite dirigenti della città di Barcellona
hanno deciso che - per succhiare fino all'ultimo centesimo i fondi di
sviluppo dell'UE - avrebbero dovuto inventare un evento speciale per
giustificare un finanziamento enorme. Le Olimpiadi erano già state
assegnate, e per anni l'amministrazione municipale di Barcellona aveva
lavorato per vendere all'esterno un'immagine nuova della città,,
usando slogan che hanno acquisito popolarità negli ultimi anni:
"Città della pace", "Città multiculturale",
"Città sostenibile"...
Se
pure tra gli organizzatori del "Forum Universale delle Culture"
c'erano all'inizio un gruppo di promotori culturali realmente interessati
ad alcuni dei supposti "contenuti", di cui si sarebbe
dovuto occupare l'evento durante 6 mesi, questi vennero immediatamente
rimpiazzati dalla versante più speculativa e commerciale
che si è impossesata del Forum; che, fin dall'inizio dell'organizzazione
dell'evento, si è imposta senza ombra di dubbio su ogni
altro interesse. È rimasta la retorica dei tre "temi"
su cui si muoverà il Forum, che non sono altro che richiami
a un consenso spontaneo: "Pace", "Diversità"",
"Sostenibilità""... ed una grande enfasi
sulla "Partecipazione", altra parola molto in voga. |
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Già nel 2001,
i tentativi di connettere il Forum nel tessuto sociale e culturale della
città erano già falliti miseramente. La Federazione di
Associazioni di Vicini di Barcellona (FAVB) dichiarò che le sue
richieste erano state completamente ignorate e che la loro partecipazione
era stata chiesta solo per questioni d'immagine, e così si ritirò
dal Forum. Nello stesso momento, molti degli intellettuali della città
che erano stati coinvolti, decisero di non partecipare: i casi più
eclatanti furono quelli di Josep Caminal, direttore del Teatro Liceu,
che doveva essere l'organizzatore principale dell'evento; e di Josep
Ramoneda, direttore del Centro di Cultura Contemporanea, che era stato
chiamato a far parte del "Consiglio dei Saggi" che avrebbero
dovuto gestire i contenuti del Forum durante l'evento. Anche la prestigiosa
Scuola di Cultura di Pace, dell'Università di Barcellona, decise
di non partecipare.
A queste rinunce ne seguirono altre, da parte di numerose associazioni,
ONG, e and entità di vario tipo, così come varie gruppi
professionali (tra gli altri, gli antropologi della Federazione di Associazioni
Antropologiche dello Stato Spagnolo, che denunciarono l'uso perverso
della parola "cultura"). Un'altra posizione fu quella di numerose
ONG che, pur denunciando e rifiutando di partecipare all'organizzazione
verticale e commerciale del Forum, decisero comunque di usare gli spazi
del Forum per farsi conoscere e per ricevere sovvenzioni.
Di fronte al fallimento sul fronte dei contenuti (che significa che,
a pochi mesi dall'inizio dell'evento, si sa ancora veramente poco delle
attività culturali di questo supposto "Forum Universale"),
contemporaneamente immense quantità di denaro ed energie venivano
investite su altri fronti, soprattutto quello commerciale. Le tre amministrazioni
pubbliche coinvolte nell'organizzazione del Forum, (Comune di Barcellona,
Generalità della Catalunya, e Governo Statale) cominciarono a
stabilire accordi di collaborazione con grosse compagnie private, per
coprire le spese previste. In un clima di polemica, si decise che il
Forum sarebbe stato finanziato da compagnie nazionali e multinazionali
come Telefónnica, Endesa (elettricità)), Iberia, El Corte
Ingléss, Toyota, La Caixa (banca), Nestlé,, Coca Cola,
e - con meno pubblicità - Indra. Se le politiche di questi e di
altri sponsor del Forum sono state oggetto di polemiche, la partecipazione
di Indra richiede un punto a parte, perché questa impresa riceve
la maggior parte dei suoi introiti dallo sviluppo di tecnologia militare.
Ma il Forum continua a proclamare il proprio impegno sulla "pace".
La situazione si complicò ancora allo scoppio della guerra in
Iraq. Quando la popolazione di Barcellona occupò le strade della
città in manifestazioni di proporzioni mai viste prima (si parla
di un milione e mezzo di persone, il 15 febbraio), all'organizzazione
del Forum venne chiesto - come a tutte le altre istituzioni della città
- di pronunciarsi contro la guerra. Ma la partecipazione del Governo
Spagnolo di Aznar nel Forum impediva un consenso, e così fu proibita
qualunque dichiarazione contro la guerra in Iraq. Se pure in seguito
ci furono prese di posizione individuali o tardive, è un fatto
che tra i temi di cui si parlerà durante il Forum ci saranno cinque
grandi assenti: casualmente, l'Iraq, la Palestina, l'Ex-Jugoslavia, e
il Paíss Basco.
Come già le Olimpiadi del 1992, il Forum è soprattutto
un pretesto per un "rinnovamento urbanistico" di proporzioni
mai viste: niente meno che la "riqualificazione" dell'intero
litorale nord della città,, una zona potenzialmente troppo importante
per permettere che ci continuino a vivere i vicini "de toda la vida"
del Poble Nou. E così cominciarono i lavori per quello che sarà
chiamato il "Distretto 22@": una "città del sapere",
secondo la propaganda ufficiale, che per essere costruita implica la
demolizione di innumerevoli edifici storici del quartiere, nonché
ovviamente l'espropriazione di migliaia di abitazioni. Al loro posto,
in questo nuovo distretto "22@", verranno costruiti alberghi,
centri commerciali, grattacieli di uffici, e case residenziali, il che
accelererà ancora il processo di "gentrification" che
la città ha vissuto negli ultimi 10 anni. In misura minore questo
processo si vede anche nel centro di Barcellona e in altri quartieri,
ma sulla costa nord ha raggiunto proporzioni inimmaginabil.
Il costo totale del Forum 2004 è di circa 2 miliardi di Euro.
Di questi, solo 319 milioni saranno destinati ai contenuti dell'evento;
gli altri 1,740 andranno ai progetti di riqualificazione urbanistica.
Ovviamente, chi si beneficeràd del Forum saranno i grandi gruppi
di interesse e le compagnie immobiliarie, come Procivesa e Servihabitat,
e le multinazionali da General Electric a La Caixa, Retevisiónn,
AXA, Deutsche Telekom, etc., che hanno già comprato i terreni
espropriati, prima proprietà pubblica o dei vecchi abitanti del
Poble Nou.
Nell'estate precedente al Forum, dopo le grandi mobilitazioni contro
la guerra, avvennero vari eventi che mostrarono inequivocabilmente la
volontà dell'Amministrazione Cittadina di Barcellona di farla
finita con le "diversità"" interne alla città..
In primo luogo i continui assalti e arresti arbitrari di decine di immigrati
che vivevano nelle caserme abbandonate di Torres i Bages. L'"Ajuntament"
voleva ripulire la zona, ma senza offrire nessuna soluzione concreta
agli oltre 600 immigrati senza documenti che vivevano lì dentro.
Poi vennero gli ordini di sgombero a due delle case occupate piùc
antiche e attive della città,, Las Naus e la Casa de la Muntanya,
nel barrio di Gràccia. Non sorprende, visto che durante tutto
l'anno precedente c'erano stati numerosi episodi del genere: dal raid
della polizia del novembre 2002 contro gli abitanti del Forat de la Vergonya,
fino ai multipli sgomberi degli "spazi occupati contro la guerra"
in carrer Avinyó , il 18 Febbrai e in Placeta del Pi il 20 Marzo,
per non menzionare le numerose case occupate sgomberate di cui è
più difficile tenere nota, in quartieri come Vallcarca, Santa
Catalina, Guinardó eccetera. L'obbiettivo è ripulire la
città , per quando arriveranno gli invitati del Forum delle Culture.
La pretesa di quest'evento è impressionante, se leggiamo il numero
di visitatori che si aspettano gli organizzatori del Forum tra Maggio
e Ottobre del 2004: più di Roma durante il Giubileo. Secondo l'organizzazione,
circa mezzo miliardo di persone - un dodicesimo della popolazione terrestre
- saranno "sensibilizzati dagli argomenti del Forum", anche
se non potranno venire tutti a Barcellona. Non sbagliamo se tacciamo
queste dichiarazioni di delirio di onnipotenza. Fondamentalmente il Forum
sarà:: la stagione teatrale del "Grec", le feste della
Mercé,, e le normali attività dell'estate di Barcellona,
per chiudere con le feste di Santa Eulalia. È possibile che quest'anno
ci saranno più visitatori, vista l'enorme propaganda a cui stiamo
già assistendo; ma Barcellona è sempre stata una città
vivace e ricca in proposte culturali, senza bisogno di nessun Forum.
Dopo il Forum, quando turisti e artisti saranno tornati alle loro case,
ci rimarrà una città diversa, una città pronta ad
entrare in un'altra fase della sua storia. Assisteremo alla dichiarazione
di un nuovo dominio, sullo spazio pubblico e sull'immaginario dei suoi
abitanti. Cosa resta da vedere è come i diversi attori implicati
giocheranno le loro parti: le tre amministrazioni, le multinazionali,
e la popolazione della città,, in particolare il tessuto sociale
e culturale dei movimenti. Molti processi arriveranno al loro culmine,
nel 2004, e c'è molto da riflettere su come agire, prima e durante
il Forum. La retorica della "pace" e della "multiculturalità""
è estremamente sottile; crea una divisione molto forte tra coloro
che riescono a capire che non è altro che uno strato di retorica,
e quelli che invece rimangono intrappolati dal consenso spontaneo che
suscitano queste parole. Ed è per questo che i promotori del Forum
cercano di catturare l'approvazione del movimento no-global (non è
un caso che usino la parola "Forum", che ricorda Firenze e
Porto Alegre!), invitando intellettuali dissidenti come Ignacio Ramonet,
Noam Chomsky o José Saramago, e imitando lo stile e la grafica
"alternativa" tipica di Barcellona. Ci potranno essere anche
dei bei concerti o dibattiti interessanti. Ma l'essenza del Forum si
può riassumere nello slogan pubblicitario della Telefónnica:
"Parlate di quello che vi pare, ma parlate con TELETARGETAS TELEFÓNNICA"
Forum 2004. Dove la globalizzazione armata si tinge dei colori dell'arcobaleno
Source of this article: http://barcelona.indymedia.org/?category=forum_2004
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